Trauma

Trauma psicologico

La parola trauma deriva dal greco e vuol dire ferita. Il trauma psicologico è “l’esperienza personale diretta di un evento che causa o può comportare morte o lesioni gravi, o altre minacce all’integrità fisica” (APA, 1994).

Psicoterapia del trauma: cosa posso fare per te 

Il trauma psicologico è una frattura, una rottura: rompe l’abituale modo di vivere e di vedere il mondo, con un impatto così destabilizzante sulla vittima, da creare una frattura. Il trauma crea un prima ed un dopo. 

Quando una persona incorre in un trauma, tipicamente reagisce mettendo in campo meccanismi di difesa che la allontanano dall’evento e da quanto accaduto. Ci proteggiamo, così, dal dolore.   

A tutti può capitare nella vita di vivere eventi emotivamente non sostenibili, soverchianti, estremi, esperienze spaventose percepite al di fuori del nostro controllo, di cui siamo impotenti come, ad esempio, subire un’aggressione, minacce di morte, essere coinvolti in incidenti stradali. E accade che, alla maggior parte delle persone, riesce di superare lo shock iniziale. 

Voglio sottolineare che non tutti gli eventi estremi, negativi e spaventosi sono traumatici, così come non tutti gli eventi traumatici portano a sintomi post-traumatici e sofferenza. 

Se però il disagio e la sofferenza della vittima del trauma psicologico si prolungano per oltre un mese dall’esposizione e il disagio e la sofferenza interferiscono significativamente con la vita lavorativa, sociale o scolastica della persona, va ipotizzata la diagnosi di Disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

Cause del trauma psicologico

Il PTSD si sviluppa come conseguenza di uno o più eventi traumatici, eventi che possono essere fisici o psicologici. Alcuni degli eventi che possono determinare lo sviluppo di un PTSD sono:

  • Esposizione a disastri naturali come terremoti, alluvioni, incendi, uragani, tsunami;
  • Guerra, tortura, minacce di morte;
  • Incidenti automobilistici, rapina, disastri aerei;
  • Malattie a prognosi infauste;
  • Lutto complicato o traumatico;
  • Svolgere un lavoro che aumenta il rischio di esposizione a eventi traumatici;
  • Aggressioni, vittimizzazioni e discriminazioni basate sul genere, l’orientamento sessuale, l’identità di genere, l’etnia o la religione;
  • Violenza politica e comunitaria;
  • Maltrattamento e/o trascuratezza nell’infanzia;
  • Abuso fisico e sessuale nell’infanzia;
  • Bullismo.

Ciò che gioca un ruolo significativo nello sviluppo del quadro sono la gravità del trauma psicologicoe la minaccia percepita: maggiore la gravità del trauma e della minaccia percepita, maggiore la possibilità di sviluppare un PTSD (APA, 2013). 

Sintomi del trauma psicologico

Secondo la quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-5; APA, 2013), per fare diagnosi di PTSD è necessario valutare la presenza dei seguenti criteri:

Criterio A – Esposizione a un evento traumatico

Esposizione ad evento traumatico. L’esposizione può essere:

  1. Esperienza diretta dell’evento traumatico
  2. Assistere ad un evento traumatico accaduto ad altre persone;
  3. Venire a conoscenza di un evento traumatico accaduto a un membro della famiglia o una persona significativa ed intima, come un fidanzato o un amico intimo; 
  4. Fare esperienze ripetute o esposizione estrema a dettagli crudi dell’evento (ad esempio, nel caso dei primi soccorritori in seguito all’evento o di agenti di polizia durante le indagini, che raccolgono i resti umani o ascoltano ripetutamente dettagli su abusi)

Criterio B – Sintomi di risperimentazione

La vittima si ritrova a rivivere ripetutamente il momento del trauma con sintomi intrusivi, ad esempio sotto forma di immagini e flashback dell’evento, con la percezione di star risperimentando l’evento traumatico nel presente. 

I flashback sono di solito accompagnati da una paura intensa e da marcate reazioni fisiologiche come sudorazione, battito cardiaco accelerato, tensione muscolare, nausea. Spesso alcuni particolari esterni, che ricordano il trauma, possono scatenare flashback improvvisamente. La vittima si trova a rivivere il momento del trauma psicologico, oltre che attraverso immagini, anche con pensieri ricorrenti e intrusivi sull’evento. Un’altra forma di risperimentazione è quella che avviene attraverso gli incubi.

Criterio C – Sintomi di evitamento

La vittima può cominciare a sviluppare evitamento con la funzione di evitare di pensare all’evento doloroso, ed evitare tutte le situazioni che ricordano il trauma o che sono associate all’evento traumatico, nel tentativo di evitarne la risperimentazione. Con l’andare del tempo, questa strategia diviene problematica, poiché può portare la persona a cambiare profondamente le proprie abitudini per non imbattersi in situazioni che possano scatenare i sintomi disturbanti oppure a ritirarsi dalle interazioni sociali. 

L’evitamento può riguardare anche il mondo interno della persona. In questo senso la vittima del trauma può cercare di cancellare i ricordi, le sensazioni spiacevoli o le emozioni negative; può iniziare a fare uso di alcool e sostanze stupefacenti, a giocare d’azzardo, a mettere in atto comportamenti sessuali a carattere compulsivo o atti di autolesionismo, tutti comportamenti che rappresentano il tentativo di cancellare e non pensare all’evento traumatico.

Criterio D – Sintomi di alterazione negativa di pensieri e emozioni

Anche la memoria può essere alterata, portando ad incapacità di ricordare aspetti importanti dell’evento traumatico, fenomeno noto come amnesia post-traumatica. Può presentarsi un persistente stato emotivo negativo, dove le emozioni più provate sono colpa, vergogna, paura, rabbia e la presenza di umore depresso. La vittima, per proteggersi dalla sofferenza psicologica, può tentare di distaccarsi dalle proprie emozioni, risultando così disinteressata, estraniata o insensibile. 

Criterio E – Sintomi di iperattivazione (arousal)

Si assiste ad una marcata reattività associata all’evento traumatico: ipervigilanza e forti risposte di allarme, marcate reazioni fisiologiche a fattori scatenanti interni o esterni. 

Ognuno di noi è programmato per combattere o fuggire da situazioni che sono pericolose, ma quando il pericolo cessa, cessa anche lo stato di attivazione (arousal) che ha reso possibile difendersi da quel pericolo. Nel caso del PTSD, questa modalità è costantemente attivata, con uno stato fisiologico di iper-arousal ed una ipersensibilità ai potenziali segnali di pericolo, che porta la vittima ad essere in allerta permanente ed a vivere in uno stato di ipervigilanza e tensione che interferisce con la sua capacità di calmarsi o di addormentarsi. Emergono anche difficoltà relative al sonno e problemi di concentrazione. Questo insieme di sintomi deve:

  • Essere persistente, cioè deve durare più di un mese (Criterio F)
  • Creare sofferenza e interferire con il funzionamento della persona in aree importanti (Criterio G
  • Non essere attribuibile agli effetti di sostanze stupefacenti o a un’altra condizione medica (Criterio H).

Psicoterapia del trauma e del Disturbo post traumatico da stress

È fondamentale inquadrare correttamente il disturbo evitando di fare un’autodiagnosi e soprattutto cercare di curarsi con il “fai da te”. È altresì fondamentale fare riferimento a professionisti della salute che siano formati e preparati ad affrontare e curare questa ferita. 

L’intervento psicoterapeutico con il PTSD si articola, fondamentalmente, in diverse fasi:

  • Innanzitutto la definizione e la gestione dei problemi contingenti ed urgenti per il paziente, come la compromissione della quotidianità a causa degli evitamenti messi in atto. 
  • La costruzione dell’alleanza terapeutica e di una relazione sicura, in un assetto collaborativo. 
  • Inquadrare e dare informazioni sul disturbo.
  • Stabilizzare i sintomi più perturbanti.
  • Lavorare sulle memorie traumatiche attraverso tecniche di esposizione ai ricordi dolorosi.
  • Lavorare sulla ristrutturazione cognitiva.
  • Prevenire le ricadute.

Riferimenti

  • American Psychiatric Association. (2013). Manuale diagnostico e statistic dei disturbi mentali (5a Ed.): DSM-5. Trad. it. Raffaello Cortina, Milano 2014.
  • Atwoli, L., Stein, D. J., Koenen, K. C., & McLaughlin, K. A. (2015). Epidemiology of posttraumatic stress disorder: prevalence, correlates and consequences. Current opinion in psychiatry, 28(4), 307.
  • Brewin, C. R., Cloitre, M., Hyland, P., Shevlin, M., Maercker, A., Bryant, R. A., … & Somasundaram, D. (2017). A review of current evidence regarding the ICD-11 proposals for diagnosing PTSD and complex PTSD. Clinical Psychology Review, 58, 1-15.
  • Costello, E. J., Erkanli, A., Fairbank, J. A., & Angold, A. (2002). The prevalence of potentially traumatic events in childhood and adolescence. Journal of Traumatic Stress: Official Publication of The International Society for Traumatic Stress Studies, 15(2), 99-112.
  • Carmassi, C., Dell’Osso, L., Manni, C., Candini, V., Dagani, J., Iozzino, L., … & De Girolamo, G. (2014). Frequency of trauma exposure and post-traumatic stress disorder in Italy: analysis from the World Mental Health Survey Initiative. Journal of psychiatric research, 59, 77-84.
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  • Rosner, R., König, H. H., Neuner, F., Schmidt, U., & Steil, R. (2014). Developmentally adapted cognitive processing therapy for adolescents and young adults with PTSD symptoms after physical and sexual abuse: study protocol for a randomized controlled trial. Trials, 15(1), 195.

© Jessica Ferrigno