Dipendenze comportamentali Dipendenza affettiva

Psicoterapia per la cura della dipendenza affettiva o love addiction

Sintomi della dipendenza affettiva

La dipendenza affettiva, o love addiction, è una delle nuove forme di dipendenza – new addiction – dove l’oggetto della dipendenza non è una sostanza stupefacente, ma un comportamento.

Nel caso della dipendenza affettiva (DA) l’oggetto riguarda l’amore, rappresentando una modalità patologica di vivere le relazioni.
Nella dipendenza affettiva la persona arriva a soffocare, negare e rinunciare ai propri bisogni pur di non perdere l’altro, per la paura dell’abbandono, perché senza l’altro l’esistenza perde di senso.

Un certo grado di dipendenza dall’altro è normale, soprattutto nelle fasi iniziali dell’innamoramento, ma nella dipendenza affettiva l’altro diventa come una droga; la differenza è che nell’innamoramento si vuole il bene dell’altro, nella dipendenza affettiva, invece, si ha bisogno dell’altro.

Come guarire dalla dipendenza affettiva

La persona che soffre di questa dipendenza sceglie e si lega generalmente a compagni fragili, partner poco o per niente disponibili, oppure maltrattanti verso cui sviluppa una ossessione.

Il riconoscere questo aspetto è fondamentale: l’altro desiderato e voluto è un partner distante e poco disponibile. Chi soffre di dipendenza affettiva preferisce e si lega generalmente proprio a persone sfuggenti o distanzianti. I partner particolarmente accudenti invece opprimono. Per questo motivo le persone con dipendenza affettiva spesso descrivono noiosi i compagni che amano e rispondono in modo benevolo ed accudente ai loro bisogni. Riconoscere questo aspetto è anche il più importante test per la dipendenza affettiva. Lo scopo principale degli uomini e delle donne che soffrono di questa dipendenza non sono l’accudimento e la protezione. E infatti non si annoierebbero con un partner attento che cura i loro bisogni.

La sfida e lo scopo del dipendente affettivo sembra essere quelle di cambiare e salvare un partner emotivamente fragile, maltrattante ed irraggiungibile, partner che incarna e rassomiglia al proprio genitore problematico.

Dipendenza affettiva e paura dell’abbandono

La specificità della dipendenza affettiva, secondo una lettura cognitiva – Erica Pugliese, Angelo Maria Saliani, Francesco Mancini (2019): Un modello cognitivo delle dipendenze affettive patologiche – è la presenza di un profondo conflitto interno alla persona. Va letto ed interpretato secondo la teoria degli scopi. Un conflitto fra lo scopo della persona di voler rimanere nella relazione e lo scopo, vissuto come spaventoso e terribile, di chiudere e porre fine alla relazione.

Sono la paura dell’abbandono e della separazione, insieme allo stress emotivo che ne consegue, che sono vissuti come ancora più inaccettabili ed intollerabili della stessa relazione disfunzionale patologica e legano la persona in queste relazioni tossiche.

Questo conflitto porta la persona alla dipendenza. La conduce al vivere un legame irrinunciabile con un partner problematico nonostante la relazione abbia importanti ripercussioni sul benessere fisico e psicologico, compromettendoli.

È questa la lente attraverso la quale guardare le dinamiche nelle dipendenze affettive: riconoscere l’esistenza del conflitto e riuscire a superarlo è la strada che si delinea sul come guarire dalla dipendenza affettiva.

Una importante sottolineatura riguarda l’aspetto interpersonale: è la relazione ad essere disfunzionale, quindi ci sono sempre due persone coinvolte. Anche l’altra parte della coppia, generalmente il dipendente maschile, è una persona dipendente con paura dell’abbandono; non a caso, infatti si parla infatti di co-dipendenza. Succede che se il dipendente minaccia l’abbandono, l’altro si attiverà e sarà sempre pronto a cercarlo in una spirale senza fine.

Cause della dipendenza affettiva

Il rimanere incastrati in spirali senza fine per la paura dell’abbandono, nonostante la sofferenza ed il malessere provati, sembra avere origine nel desiderio di riscatto e rivalsa ai traumi vissuti durante la propria infanzia: che sia dipendenza affettiva femminile o maschile, le cause affondano spesso nelle prime fasi di vita e nei legami di attaccamento con una importante ricaduta sulla vita affettiva presente.

L’infanzia di chi soffre di dipendenza affettiva è caratterizzata, fondamentalmente, da trascuratezza, abusi e privazione emotiva. Spesso queste persone provengono da famiglie dove hanno maturato profondi vissuti di insicurezza ed inadeguatezza personale, con temi di inferiorità ed indegnità personale.

La dipendenza non ha un valore negativo in sé stessa.

Bisogni fondamentali come quello di protezione, di cura, di attaccamento, di riconoscimento, hanno bisogno della presenza di altri per essere sodisfatti e non è negativo il provare questi bisogni, ma ciò che è negativo e maladattivo è il non riconoscerli o rinunciarvi in funzione di un partner.

Nella dipendenza affettiva è la tendenza a mettere i propri bisogni e desideri in secondo piano, rispetto a quelli dal partner, quello che contraddistingue queste forme di relazione tossica.

Come uscire dalla dipendenza affettiva

È importante riconoscere e riconoscersi in queste descrizioni al fine di chiedere aiuto e farsi aiutare da professionisti preparati ad accompagnare le persone ad un maggiore equilibrio e benessere.

Nella mia esperienza clinica ho osservato come la maggior parte delle persone con dipendenza affettiva arrivi dallo psicoterapeuta chiedendo aiuto per il partner, più che per sé stessa; arriva dallo psicoterapeuta chiedendo se il partner è un manipolatore, se è un narcisista, mentre il primo passo per uscire dalla dipendenza affettiva è riconoscere la propria dipendenza. Già questa particolare modalità di chiedere aiuto diventa un test per valutare la dipendenza affettiva.

Per uscire da questa dipendenza comportamentale è necessario partire da sé, dalla propria paura dell’abbandono, centrare l’attenzione su di sé e non sull’altro; è necessario chiedersi il perché di tutta questa sofferenza data da una relazione tossica.

Sono relazioni tossiche perché ricordano e ripercorrono il legame con le droghe, dove l’amore non ha nulla a che fare con queste relazioni. Il trattamento è allora una sorta disintossicazione, dove l’oggetto, qui, non è la droga ma la relazione.

Il primo passo è riconoscere l’esistenza del pervasivo conflitto interiore, conflitto che è il nucleo disfunzionale di questa condizione, per arrivare col tempo alla sua importante risoluzione.

La psicoterapia passa poi sull’imparare a volersi bene e a darsi valore, ricostruendo la persona, cercando di restituirle un senso di potere e la sensazione di poter agire in prima persona sul proprio cambiamento. Sarà un percorso di ritrovamento e recupero di se stessi, del controllo e dell’autonomia sulla propria esistenza, partendo dal riconoscimento ed in seguito dall’accettazione di ciò che ha portato a tutta quella sofferenza.

Vuoi capire se soffri di una dipendenza affettiva?

  • Ti leghi a partner poco disponibili, sfuggenti, distanzianti, oppure fragili o maltrattanti.
  • Tendi a sacrificare e mettere i tuoi bisogni e desideri in secondo piano, rispetto a quelli dal partner.
  • I partner particolarmente accudenti ti opprimono.
  • I partner attenti, che rispondono in modo premuroso e benevolo ai tuoi bisogni, ti annoiano.
  • Lo scopo del restare insieme non è quello di essere accuditi, ma cambiare e salvare un partner emotivamente fragile, violento ed irraggiungibile che appare simile ad un proprio genitore problematico.

Se ti sei riconosciuto in queste affermazioni, è possibile tu soffra di una dipendenza affettiva.

Riferimenti

  • Bowlby J., (1969) Attaccamento e Perdita: Vol 1. L’attaccamento alla madre. Torino: Boringhieri (1972)
  • Borgioni, Massimo (2015). Dipendenza e contro-dipendenza affettiva: dalle passioni scriteriate all’indifferenza vuota. Roma, Alpes.
  • Erica Pugliese, Angelo Maria Saliani, Francesco Mancini (2019): Un modello cognitivo delle dipendenze affettive patologiche. In: Psicobiettivo, 1 , pp. 43-58, 2019.
  • Mancini F., (2016). Sulla necessità degli scopi come determinanti prossimi alla sofferenza psicopatologica. Cognitivismo Clinico, 13 (1)
  • Maslow A.H., (1943). A theory of human motivation. Psychological Review, 59 (4), 370.
  • Nicolò G., Carcione A., Disturbo Dipendente di Personalità: ipotesi per un modello clinico, in “ psicoterapia Cognitiva e Comportamentale”, 3, pp81-91.
  • Safran, J. e Segal, V.Z. (1993) Il processo interpersonale nella terapia cognitiva, Feltrinelli

© Jessica Ferrigno